PEN on Twitter

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Photo © Beowulf Sheehan/PEN American Center

Si comincia con la gag—non importa se volontaria o no—del microfono che non funziona.  Così il pubblico, prevalentemente donne di una certa età, ma anche parecchi virgulti del creative writing alle prime armi, si scalda per il suo ruolo di clac nel corso della ininterrotta raffica di battute che ha riempito la serata.  

L’intervistatrice emetteva a intermittenza strani suoni gutturali che solo a tratti si riconoscevano come tentativi di dire oh yes…right…of course…: non riusciva, o non osava, ma avrebbe voluto, era evidente, tener testa alla Atwood, nella produzione a getto continuo di understatements alla woody allen, con qualche pausa civettuola in più per consentire al pubblico di emettere la sua risata di commento.  

Mi aspettavo chissà quali rivelazioni su come e quando e quanto Margaret Atwood usa i social media, e quali, ma si è parlato solo di Twitter, e comunque mi è piaciuto il tono di demistificante ironia con cui la scrittrice ha voluto smontare ogni illusione sui poteri del web.

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