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Metà, no, più di metà dell’audience erano russi, o russi-americani, o comunque parlavano e capivano il russo, perchè gli applausi o i mormorii di consenso arrivavano prima della voce dell’interprete, che per fortuna di chi come me non sa il russo, mostrava una eccezionale fluidità e competenza, annullando il senso di estraneità spesso indotto dalla pausa della traduzione.

Non sapevo nulla di Ludmila Ulitskaya, aldilà del nome.  Anderson Tepper ha posto domande intelligenti, non debordando come spesso fanno gli intervistatori, lasciando tutto lo spazio a Ludmila…e alla sua eccezionale traduttrice.

Ludmila si è rivelata una donna coriacea e sensibile allo stesso tempo.  Senza alcuna retorica, ma senza dubbio fiera  e consapevole, fa capire la differenza che la separa da noi, partigiani della sua indipendenza.  Diversamente da noi, lei lavora con la parola, orale o scritta, in un paese in cui la libertà di espressione non si è ampliata di molto dai tempi del regime sovietico.

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